Il secrétaire
di Flavia Schilirò
Introduzione
Dentro un cassetto di un grazioso secrétaire si trova un vecchio quaderno.
Sulle sue pagine sono annotati pensieri e momenti di vita, i quali possono far riaffiorare piacevoli ricordi, o riaprire vecchie ferite.
Sarà comunque piacevole rileggerli.
I. I mercatini
Ricordo l’atmosfera calda e accogliente di quella casa.
Il soggiorno luminoso, arredato con mobili antichi, il tavolo ovale intarsiato, la libreria decorata, il morbido divano di velluto damascato, il pianoforte.
Lo studio, con lo scrittoio del ‘700. La nostra camera, con il grande armadio in noce.
A lui piaceva l’antiquariato. Mi portava per botteghe e mercatini. Dimostrava passione e competenza.
I primi tempi, a me importava poco. Io non sapevo niente di antichità. Ma lo amavo e lo accompagnavo a girare per banchi e bancarelle.
Lui apprezzava le abilità e la maestria di artisti e artigiani dei secoli passati, io non distinguevo un intaglio da un intarsio.
Lui riconosceva il fascino dell’antico. Io vedevo armadi polverosi.
Lui individuava rarità. Io vedevo sedie rotte.
A volte cercava un tavolo rococò, o una cassettiera intarsiata, altre volte un comò barocco, o una sedia liberty, altre volte, una credenza, o una libreria.
Lui riconosceva il noce, il ciliegio, il rovere, il castagno, l’abete. Per me erano alberi.
Ma, col tempo, insieme a lui, iniziai anche io a sviluppare un certo gusto per quelle antichità.
Iniziai ad apprezzare quei mobili, che, come lui diceva, “raccontavano la storia e nascondevano segreti”.
II. Il garage
Un pomeriggio, a un mercatino fuori città, scovai un piccolo, graziosissimo, secrétaire, con decorazioni floreali in oro, un po’ malmesso, a dire il vero. Ma lui poteva riportarlo allo splendore di un tempo e lo comprò per me.
Lui, nel tempo libero, si dedicava al restauro, un lavoro delicato, che richiede precisione e tanta pazienza.
Aveva organizzato in garage un vero laboratorio.
Ricordo, di quel posto, gli stracci macchiati, i trucioli sparsi ovunque, i tanti attrezzi, i pennelli, i piccoli utensili. Ricordo soprattutto l’odore della colla e delle cere.
Quel pomeriggio portammo in garage il mio secrétaire.
III. L’oro
Il restauro del secrétaire era davvero impegnativo e particolare. Lui usava una tecnica antica, che richiedeva l’uso della foglia d’oro, per il recupero delle decorazioni.
Nei giorni in cui lavorava al secrétaire lui tornava a casa tardi.
Una sera, fece più tardi del solito; così decisi di scendere, per andare a chiamarlo.
Appena imboccai il vialetto che portava al garage, la vidi, da lontano, una ragazza, carina, bionda, riccia, con un vestito corto, scuro.
Man mano che mi avvicinavo, notavo che il suo vestito scuro schiariva e i suoi capelli biondi brillavano alla luce dei lampioni.
Solamente quando le passai accanto, mi accorsi che il suo abito era ricoperto di polvere e trucioli di legno e fra i suoi capelli luccicavano tanti minuscoli frammenti d’oro.
Ricordo che, in un attimo, tornai indietro e rientrai in casa.
La mattina seguente me ne andai.
Adesso abito in un piccolo appartamento, arredato con semplici mobili moderni, allegri, lucidi e colorati.
Naturalmente, in camera c’è il mio grazioso secrétaire, tornato a splendere come un tempo, restaurato da un bravo, ma inaffidabile, artigiano.


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